INTERVISTA a PCP (Piano Che Piove) - In Viaggio con Alice (Autoprodotto)

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PCP (Piano Che Piove) - In Viaggio con Alice (Autoprodotto)

di Alessandro Riva

L’incontro con questo disco par esser un vademecum di quel che si deve fare per imparar bene a camminare. Una volta capito questo possiamo correre…sempre se di correre ve ne sia davvero bisogno. Il primo lavoro dei PCP (Piano Che Piove) è un’autoproduzione e si intitola “In Viaggio con Allice”. Un inedito molto maturo, pulito, liscio, che scorre sereno e con tantissimo gusto disegnando un pop leggero d’autore che spazia tra armonie di jazz e costumi popolari senza mai eccedere in una o nell’altra cosa. Molto gradevole quel colore di seppia che antica e che comunque resta indelebile in quasi ogni brano, dalla title track “In Viaggio con Alice” (che sembra uscita da un fiction italiana) a “Il Cartografo” (brano di spiccate organze mediterranee). Mi è molto piaciuta la pulizia di voce della cantante Sabrina Botti e la sicurezza che restituisce all’ascolto nel disegnare le melodie. Momenti anonimi in fondo non ce ne sono come non ci sono brani di riempimento buttati al caso. Di contro si respira l’eterogeneità delle canzoni, testimonianza (forse) di un progetto raccolto per strada in anni di scritture e di esperimenti, culminati poi in un ensemble di amici artisti che della professione stanno facendo un percorso, spirituale prima e artistico poi. In rete il primo video ufficiale dei PCP: una romantica clip che incornicia il brano “Le Ore Contate”, direttamente ispirato agli anni del primo dopo guerra, in Italia o in America poco conta. Forse però è stato troppo difficile per avventurarsi così…almeno la prima volta…

Swing, Jazz, Pop, Mediterranea. Cosa manca all’appello degli ingredienti?

I testi. Sono una parte importante di questo lavoro.  È vero, nelle canzoni c’è una certa variabilità di stili musicali, questo è dovuto principalmente a questioni di curiosità e voglia di sperimentare, ma i testi sono più disciplinati, seguono un certo tipo di modalità espressiva e anche i temi, le immagini si rifanno al paesaggio urbano che fa da sfondo alla nostra quotidianità, richiamano modi di intendere le cose che sono abbastanza sedimentati e quindi diventa più difficile uscirne.

Dolce, introspettivo, malinconico, verde, femminile. Quale altro aggettivo aggiungereste? 

Urbano.

Il divorzio dei PCP. Ora siete rimasti in 3. Ce ne vuoi parlare? Cosa cambierà da un punto di vista musicale?

Anni fa era uscito un album di Luca Carboni che si intitolava “Le band si sciolgono”, intendendo con questo che le cose cambiano nella vita delle persone. Nessun litigio, niente di traumatico, è solo che a volte nello sviluppo di certi percorsi alcuni dopo un po’ non si trovano più a proprio agio. Per quel che riguarda la musica, quando qualcuno se ne va o qualcun altro arriva, il suono cambia, è normale. Però la scrittura arriva sempre dalla stessa mano, le strutture ritmiche pure, l’interpretazione anche. Ci mancherà un po’ di stile jazzy, ma forse anche no, perché una delle cose belle del lavorare veramente insieme è che col tempo si assimila un po’ della sensibilità e della capacità espressiva degli altri. Il linguaggio di ognuno di noi rimane un po’ come patrimonio condiviso.

Testi e musica. Gli arrangiamenti che avete scelto invece? Sono caduti per caso o sono stati voluti nella scrittura?

Quando io scrivo un testo lo faccio avendo già in mente un andamento ritmico e un’idea melodica, per quanto magari solo abbozzati. Va da sé che una certa direzione viene data dalla scrittura, ma tutto il resto degli arrangiamenti, ed è parecchio, si fa insieme, e normalmente il general manager di questa fase non sono io, lo lascio volentieri agli altri perché io la mia parte di idee l’ho già messa, da lì in poi la canzone si deve arricchire con quelle degli altri. A volte rimangono testo e linea melodica e tutto il resto viene cambiato, a volte no. È il bello dell’idea di laboratorio creativo.   

Un disco a tratti molto noir. Cappelli di un certo modo, gessati, contrabbasso, club raffinati, luce di candela. Quanto vi ritrovate in tutto questo durante il vostro intimo quotidiano?

No, no, se ti riferisci alle immagini del video, questa è stata un’idea di Emilio Pastorino, il nostro regista. È lui che ascoltando la canzone ha avuto l’idea dell’ambientazione, nonché quella di farci un piccolo cortometraggio. Noi viviamo decisamente oggi, cercando di  girarci indietro il meno possibile. L’Italia è già da sola una repubblica fondata sul revival, non è il caso di rincarare la dose...

http://www.pianochepiove.it/