MARCO CANTINI (ITALY) "Siamo noi quelli che aspettavamo"

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MARCO CANTINI (ITALY) "Siamo noi quelli che aspettavamo"

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nel passato immaginario di Marco Cantini

di LUCA MARSI


Si intitola “Siamo noi quelli che aspettavamo” il nuovo disco di Marco Cantini pubblicato dalla Radici Music. Un lavoro inteso di bella e antica canzone d’autore che narra le vicende di una Bologna di fuoco negli anni delle rivoluzioni studentesche del ’77. In rete il video ufficiale del singolo “Pazienza” dedicato proprio ad Andrea Pazienza.

Dattiloscritto per l’istinto e la pancia: nella trama fitta del cucito tra parole e melodie, tra arrangiamenti e metafore, Marco Cantini trova spazio e tempo per divertirsi di gusto e di fino cercando di posizionare persino una sillaba nell’incastro che primo tra tutti celebra il significato. Un disco di significato e non un lavoro significante. In questo catalogo ci sono 15 tracce, non poche, che fanno da cornice ad una storia lunga, lunghissima, intensa come poche e troppo frammentata e inarrivabile. Impossibile capirla se non abbiamo tra le mani un libretto di istruzioni o, meglio ancora, un bugiardino che ci indichi anche le contro indicazioni. Metafore e allusioni, riferimenti storici e personaggi di potere, l’arte del fumetto e l’incontro scontro con Andrea Pazienza, Stefano Tamburini, Tanino Liberatore e tutti gli altri che hanno scritto la storia a suon di fumetti. Se Federico F che lui cita altri non è che il Fellini, allora cosa dire delle rivoluzioni studentesche e dello stock ’84? Davvero difficile ricucire il tutto per chi la storia non la conosce bene o, come noi, di certo non l’ha vista accadere. 

Il tutto, lungo le 15 puntate, alloggia in un suono pulito e morbido di certezza, un suono sicuro di esperienza scritto e diretto da Gianfilippo Boni. Tanti le featuring come Giorgia Del Mese, Enriquez della Bandabardò, Luca Lanzi della Casa Del Vento e così via…ma così via direi che conta poco perché finirei per banalizzare un lavoro che invece, nel suo complesso, ha davvero tanto da dire. Sarà forse che il vocabolario che usa e le scelte che punta ad essere sono tutt’altro che popolari, lontani anni luce da chi oggi la musica la tratta come un souvenir da immediate rispondenze e riconoscibilità. Insomma, Marco Cantine va inseguito, studiato e voluto…come si dice bene: un disco per pochi, decisamente mai per tutti.