LOHREN (ITA) , “Felici di Niente”

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FREE SOUND MOMENT: ambientazioni e visionarie strutture. I LOHREN

LOHREN (ITA), “Felici di Niente”

di LUCA MARSI

Sotto vessillo di forza della Interbeat Records, con la produzione di Luigi Piergiovanni, ecco il primo disco dei LOHREN. Si intitola “Felici di Niente”, anticipato lo scorso inverno dalla cover di Rino Gaetano “Sfiorivano le viole”. Oggi in rete il video ufficiale che unisce i due singoli di lancio “Oggi no” e “Insonnia”

Dattiloscritto per l’istinto e la pancia: direi che 16 tracce, così senza saper ne leggere e ne scrivere, oggi sono totalmente fuori moda per un disco solo. Però va detto che dalla prima traccia di intro e con ben 3 strumentali, i Lohren realizzano un disco incisivo, di sicuro non leggero ma questo non significa pesante, privo di monotonia e ricco di banalità. Comunque è un disco davvero troppo esteso per poterlo riportare a casa in un sol boccone. E a dirla tutta è difficile anche che resti a lungo. Il duo romano scrive e par decidere di getto ogni cosa…e dal guizzo della mente e dell’ispirazione sembrano non evolversi lasciando che questo lavoro sia pregno di quell’energia e quel sex appeal che non permette di poter prevedere qualcosa per la canzone che seguirà a breve. Dalla prima all’ultima traccia, questo “Felici di niente” non ha regole. Elettronica pura ovunque, batteria reale dove serve, sint e programmazioni curate da Luca Zadra che pecca di strutture solide. Sembra tutto un po’ troppo evanescente e senza carattere. Con l’elettronica al servizio incondizionato avrei preteso più personalità e originalità in molti suoni. E poi la voce di Giulia Lorenzoni che ha ovvie radici Jazz, bella, presente, fascinosa, pulita che realizza un incontro scontro di sapori, come fosse un piatto agro-dolce.

Ho l’impressione forte fortissima che la bomba debba ancora esplodere: non riesco a capire qual sia la direzione scelta, se il pop di massa come il singolo “Oggi no” o verso strutture assai più ricercate come “Amore e psiche” che avrei visto bene in una produzione di Malica Ayane. Due target diversi, due respiri diversi che testimoniano quanto ci sia di poco di calcolato, dosato, studiato e di strutturato. Strano che non si siano fatti prendere la mano dall’elettronica…anche se poi ci propongono nella tracklist brani strumentali di totali disordine evocativi e tra questi sottolineo “Agrabah”. E in tutto questo meltin pot di colori e materiali industriali, che giustificazione diamo a chi ci chiederà perché mai trovare in “Felici di Niente” anche un brano tradizionale della Tanzania? Insomma… un bellissimo esordio che non ha alcun pudore e vergogna. Vuol essere istinto ed energia.

Vuole presentarsi senza etichette e restare libero di pellegrinare ovunque gli dica la testa. Quando matureranno, quando cioè capiranno come convogliare e dare ordine a tutta l’energia che sento pulsare, l’impatto sarà sicuramente determinante e definitivo. Sempre che siano corrette le mie impressioni. Ma in un momento storico in cui cerchiamo tutti la compostezza e l’omologazione, non sono poi tanto sicuro che sia questa la formula corretta…